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Il Museo Verde si estende al Chaco argentino

Iniziato in Paraguay, l'importante progetto muove i primi passi in Argentina

Estensione del Museo Verde al Chaco Argentino

 Il Museo Verde, che ha avuto inizio in Paraguay, si sta estendendo nel nord dell’Argentina oltre che nei territori della Bolivia e del Brasile che fanno parte del Gran Chaco/Pantanal.

Ove è possibile reperire le necessarie risorse finanziarie, si realizzerà una mini infrastruttura museale, costruendola ex novo (come fatto a Karcha Bahlut e come si farà a Carmelo Peralta in Paraguay), ovvero utilizzando strutture esistenti (come si farà a Monteagudo (Bolivia).

In ogni caso, parallelamente alla creazione di mini infrastrutture, si svilupperà un’azione immateriale, mirata allo stimolo di activos culturales, promuovendo una devoluzione virtuale alle comunità indigene di artefatti conservati in musei italiani, risalenti alla fine del secolo XIX e realizzando  una graduale mappatura delle culture di questa regione, una sorta di vademecum per un Gran Tour etnologico del Gran Chaco/Pantanal.

Il Museo Verde sta creando i presupposti per estendere tali attività alle etnie Ishir, Ayoreo, Caduveo, Aché, Qom, Wichi, Ava Guaranì.

 Tra il 23 ed il 30 Giugno si effettuerà una missione che  toccherà le località di Castelli, Miraflores e Nueva Pompeia, alla quale parteciperanno l’ Arch. Camilla Persi, cui va il merito di aver realizzato i disegni del Museo Verde, l’ antropologo Maurizio Gnerre dell’Università “L’Orientale” di Napoli, l’ Ing. Calixto Saguier, funzionario del WWF Paraguay con esperienza di progetti con popolazioni indigene e l’Amb. Gherardo La Francesca, ideatore e coordinatore del Museo Verde. La missione, dialogando con le comunità indigene, raccoglierà elementi per definire un progetto esecutivo, da proporre al finanziamento della Cooperazione Italiana, con ogni probabilità per il tramite dell’Istituto Italo Latino Americano.

 A Nueva Pompeia, si è preso contatto con la comunità Wichi per il tramite della antropologa Zelda Alice Franceschi dell’Università di Bologna, la quale ha trascorso in questi luoghi lunghi periodi, coltivando rapporti con le comunità locali, e ha segnalato la produzione di opere pittoriche da parte delle donne di quella etnia.

Alle donne Wichi verranno mostrate immagini degli oggetti conservati presso il Museo di Antropologia ed Etnologia di Firenze, raccolti alla fine dell’ 800 dal missionario francescano Doroteo Giannecchini, perché possano servire ad alimentare autostima per tradizioni e antiche culture nonché a fornire stimoli alla produzione artistica e artigianale contemporanea.

Si raccoglieranno elementi necessari per un progetto di costruzione di una sede museale per la esposizione di reperti tradizionali ed opere d’arte moderne.

A Castelli e a Miraflores si verificheranno le possibilità di estendere alla etnia Qom le attività del Museo Verde.

Per il tramite della antropologa Chiara Scardozzi, anch’essa attiva da anni nel Chaco Argentino e associata al Progetto “Museo Verde”, si sono presi contatti con la Junta Unida de Misiones, che porta avanti un progetto di valorizzazione delle risorse culturali, in particolare tramite lo sviluppo di artigianato con foglie di palma.

Si verificheranno le possibilità di interazione con il futuro Museo Verde di Nueva Pompeia. La relativa vicinanza tra le due località (circa 60 km.) rende agevole inserirle in un circuito del “trip advisor etnologico”.

L’artigianato con foglie di palma sarà incluso nella mappa degli “Activos culturales”  del Gran Chaco.

La comunità Qom sarà infine inserita nel contesto della devoluzione virtuale di artefatti conservati in Musei italiani.

 Grand Tour Etnologico del Chaco Pantanal

 Si propone un itinerario alla ricerca degli “activos culturales” di 6 delle 40 etnie del Gran Chaco, ed  alla scoperta di atmosfere, filosofie e modi di vivere che danno il giusto peso alle relazioni interpersonali ed al rapporto con l’ambiente naturale.

L’iperconnettività, croce e delizia del mondo contemporaneo, fornisce opportunità, fino a ieri impensabili, per valorizzare queste risorse prima che vengano spazzate via dalla globalizzazione.

Da un lato, la devoluzione virtuale di oggetti che fanno parte del patrimonio ancestrale di queste popolazioni consente di alimentare orgoglio ed autostima che sono stati per troppo tempo mortificati.

Da un altro lato, la messa a disposizione tramite il web di informazioni di tipo etnologico e folcloristico, ma anche relative alla viabilità ed alle possibilità di pernottamento, rifornimento e refezione, può attirare un piccolo flusso di visitatori, un turismo qualificato e di nicchia, dal quale possono provenire risorse economiche necessarie per un miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni indigene.

 L’itinerario proposto si sviluppa lungo quasi 4.000 km, per due terzi di strada asfaltata e per la parte restante di sterrato, percorribile con veicoli 4x4 bene attrezzati durante la stagione secca e con una buona copertura meteo.

Verrà presentato come un percorso sulle tracce di due grandi esploratori di fine ‘800, il pittore e fotografo Guido Boggiani e il missionario francescano Doroteo Giannecchini. Ad essi si deve se disponiamo ancora di antichi splendidi reperti Ishir, Ayoreo, Caduveo, Aché, Qom e Wichi, che sono stati perfettamente conservati nel Museo Pigorini di Roma e nel Museo Etnologico di Firenze.

 

 

 

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